NON CI VORREBBE UN AMICO


Lydia Capelli - Non ci vorrebbe un amico

NON CI VORREBBE UN AMICO
di L*y*d*i*a*C*a*p*e*l*l*i



LETTERA PER IL NUOVO ANNO







RACCONTI




CASA DOLCE CASA



Lydia Capelli - Casa dolce casa

CASA DOLCE CASA



RIFLESSI DI PAROLE

RIFLESSI DI PAROLE

Spazi tra le righe di contemplazione e di riflessione per aiutare a ritrovare, coltivando ogni giorno, l’intimità, l’interiorità e il silenzio. La vera fonte di energia spirituale e fisica è l’esercizio della mente e del corpo abbracciando la consapevolezza di ciò che si pensa, si dice e si fa. Spezzare l’inerzia del pensiero consumato dal ronzio assordante dell’indifferenza, dell’apatia e della omologazione in favore della riscoperta dell’unicità della persona, del valore dell’esistenza, dell’importanza di vivere secondo coscienza, cuore e anima.











31 DICEMBRE






Il testamento







Il tabù della morte attraversa trasversalmente tutte le popolazioni in ogni parte del mondo alla stessa stregua della totale serenità nella convinzione di rivivere una o più volte sotto altre sembianze. La paura di abbandonare la vita terrena è comune a molti ,anche in coloro che asseriscono di credere in Dio. Reminiscenze primordiali, l’inconscio, tante sono le componenti che costituiscono il puzzle del bisogno di credere e la curiosità di sapere cosa ci aspetta dopo. Talmente impegnati a fare gli scongiuri, a cambiare il discorso, a scacciare il pensiero o ad esserne ossessionati, la tematica della morte intriga, inquieta, appassiona e distrae da ciò che realmente ha più importanza: vivere. L’essere umano vive la sua vita terrena per un lasso di tempo breve stabilito dalla sorte, dalle circostanze, dalle scelte eppure di sovente la spreca, la sperpera, la distrugge. L’unicità della permanenza in questo pianeta dovrebbe onorare, rispettare, difendere ogni tipo di esistenza oltre la propria ma non di rado si perde il proprio tempo a dissipare il prezioso dono. Si riesce ad essere così presi da sé stessi e, convinti di poterne fare ciò che si vuole, si assapora ogni forma di scelleratezza, irragionevolezza e irresponsabilità mettendo a rischio la sopravvivenza di persone, ambienti, flora e fauna. Più che essere preoccupati di cosa accadrà domani, del progettare all’infinito, del controllare gli eventi, si dovrebbe dare un senso al presente, gustare appieno delle emozioni, delle sensazioni, delle esperienze, del cuore, del cervello, della pancia, lasciare un testamento di sé stessi più che della disposizione dei beni materiali che non ci seguiranno nell’al di là, dell’esempio, della testimonianza, del senso di compiutezza, del significato individuale, della ragione del proprio percorso, dell’altruismo. Se si pensasse più spesso di quanto labile, precaria e fragile è la nostra esistenza, si ringrazierebbe ogni momento, ci si dissuaderebbe dalla testardaggine, dalla malevolenza, dalla cattiveria, dall’aggressività, dalla violenza e si vivrebbe con più tranquillità, serenità e civiltà.

“Se vuoi essere felice per un giorno dai una festa;
per due settimane, fai un viaggio;
per un anno, eredita una fortuna;
per tutta la vita, trova uno scopo degno”.
(Anonimo)






RIFLESSI DI PAROLE

RIFLESSI DI PAROLE

Spazi tra le righe di contemplazione e di riflessione per aiutare a ritrovare, coltivando ogni giorno, l’intimità, l’interiorità e il silenzio. La vera fonte di energia spirituale e fisica è l’esercizio della mente e del corpo abbracciando la consapevolezza di ciò che si pensa, si dice e si fa. Spezzare l’inerzia del pensiero consumato dal ronzio assordante dell’indifferenza, dell’apatia e della omologazione in favore della riscoperta dell’unicità della persona, del valore dell’esistenza, dell’importanza di vivere secondo coscienza, cuore e anima.











30 DICEMBRE






Nessuno mi cerca






Frasi ricorrenti che si sentono spesso pronunciare sono: ”Nessuno mi cerca”, “Non manco a nessuno”, “Nessuno pensa a me” specialmente in occasione delle feste comandate o in particolari periodi di isolamento, infelicità, sofferenza. Essere soli al mondo, o, almeno, esserne convinti, crea un vuoto non solo a livello sociale ma intimo e personale. Tutto cambia di prospettiva e le aspettative si affievoliscono come la speranza e la fiducia nel genere umano. Esistono delle fasi della vita in cui si vorrebbe sempre la presenza materna nel giorno della laurea, del matrimonio, del parto, oppure del padre troppo spesso distante, distaccato, distratto, del proprio consorte, dell’amica del cuore, di una persona in grado di supportare, partecipare e condividere la gioia o il dolore del momento. Spesso ciò non è possibile per le più disparate ragioni, per via di allontanamenti volontari, infermità, decessi, separazioni, incomprensioni insanabili, cattiva volontà, inconvenienti, strade diverse che nel corso del tempo si sono percorse spesso in solitudini, cancellando il proprio trascorso comprese tutte le persone che ne hanno fatto parte. Dispiacersi è naturale ma cruciarsi, rammaricarsi, chiudersi, disperarsi per le persone che ci hanno rimosso dal cuore e dai pensieri è inutile. Ricercare, rincorrere e rivivere un vissuto colmo di nostalgia, rimpianto e malinconia non è fattibile e inaccettabile. Bisogna ricordare chi ci ricorda e scordar chi ci scorda, guardare avanti, sempre, essere grati per la splendida vita che si ha e che non si apprezza mai abbastanza, per le persone presenti che ci circondano a breve e lontana distanza, per l’amore ricevuto e donato, per la salute, la bellezza intorno che si manifesta in tutte le sue forme, colori e spettacolarizzazioni. “Importante è ricordare, ma più importante è dimenticare” (René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, conosciuto come Rainer Maria Rilke, scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema)





RIFLESSI DI PAROLE

RIFLESSI DI PAROLE

Spazi tra le righe di contemplazione e di riflessione per aiutare a ritrovare, coltivando ogni giorno, l’intimità, l’interiorità e il silenzio. La vera fonte di energia spirituale e fisica è l’esercizio della mente e del corpo abbracciando la consapevolezza di ciò che si pensa, si dice e si fa. Spezzare l’inerzia del pensiero consumato dal ronzio assordante dell’indifferenza, dell’apatia e della omologazione in favore della riscoperta dell’unicità della persona, del valore dell’esistenza, dell’importanza di vivere secondo coscienza, cuore e anima.











29 DICEMBRE






Il perdente è davvero perdente se non ammette i propri errori







Non è raro incontrare persone per bene quanto persone complessate, disoneste, presuntuose e arroganti. Sbagliare è comune, umano e legittimo, non si capisce, quindi, la difficoltà di riconoscere i propri errori. Taluni individui sono risucchiati nel vortice delirante dell’onnipotenza per cui è inconcepibile sbagliare una valutazione, un concetto, un calcolo, una previsione che esce dalla loro bocca e testa. Poco importa se si tratta di amici, conoscenti o parenti ai quali si concede tranquillamente un sorriso, una pacca sulla spalla o si sorvola per la quiete conviviale, rilevante è, invece, lo sbaglio di un qualsiasi professionista ingaggiato che agisce in nome o per conto del proprio cliente pagante. Con troppa leggerezza e superficialità si compilano i dati errati o incompleti, non si presta attenzione alle variazioni anagrafiche, si trascurano le raccomandazioni, non si prendono in considerazione le persone perché valutate di default ignoranti. Con quell’altezzosità e strafottenza i professionisti dei settori specializzati pontificano per dare prova della loro superiorità e quando si trovano davanti ad una persona veramente intelligente, sveglia e sagace, si dimostrano disturbati, offesi, sopraffatti. Non sono abituati al confronto, alla parità di argomentazioni, alla possibilità che sono anch’essi fallibili. Quando l’evidenza grida ragione anziché scusarsi, dare merito al cliente che ha verificato e rimediare, si inventano giustificazioni e spiegazioni grottesche cercando di ribaltare la colpa difendendo fino in fondo la loro traballante posizione. Hanno la faccia tosta di ribadire la veridicità di ciò che non è celandosi dietro la frase fatta :”Sì, appunto, è come ho detto io” sperando di far dubitare il cliente allorquando è talmente palese che stanno facendo solo la figura degli idioti. Il compenso, immeritato, si deve comunque per il disturbo, il tempo dedicato e per l’onestà del cliente. Alla richiesta della fattura, di uno scontrino, di una ricevuta attestante l’avvenuto pagamento si viene liquidati con: ”Gliela manderemo via email”. La certezza matematica è che la fattura non arriverà mai come il cliente non tornerà più. “Non ho mai conosciuto un uomo che vedendo i propri errori ne sapesse dar colpa a se stesso” (孔夫子 Kǒng Fūzǐ, Confucio, filosofo cinese)